Istat, da vent’anni produzioni in calo per l’agricoltura italiana
In un articolo uscito su «L’Informatore Agrario»1, Ermanno Comegna commenta alcuni dati emersi dal rapporto Istat del 4 settembre 2026, contenente un’analisi che esamina l’evoluzione delle principali produzioni agricole e zootecniche italiane tra il 2006 e il 2025 «confrontandone superfici, rese, produzioni e capi allevati sia a livello territoriale sia rispetto agli altri principali Paesi agricoli dell’Unione europea».
Lo studio «evidenzia criticità e tendenze in particolare per seminativi, frutticoltura, olivicoltura e zootecnia» in una fase significativa «per la definizione della futura Pac 2028-2034 e di nuovi strumenti nazionali di sostegno».
Il Rapporto Istat, spiega Comegna, «evidenzia una riduzione strutturale della capacità produttiva nazionale in settori che sono di fondamentale importanza per le prestazioni del sistema agroalimentare».
I cali di produzione più importanti «riguardano pere, mais, nettarine, pesche e olivo, mentre le poche dinamiche positive si concentrano nelle filiere lattiero-casearia, avicola e in alcune produzioni zootecniche minori».
Secondo il documento Istat, tra il 2006 e il 2025 i tre seminativi che coprono le superfici agricole più ampie (mais, frumento duro e frumento tenero) sono stati soggetti a significative contrazioni della produzione.
«Nello stesso tempo – spiega Comegna – la produzione italiana è stata caratterizzata da andamenti peggiori rispetto alla media dell’Unione europea, per queste tre colture e per la soia, il girasole e le olive».
Per quanto riguarda nello specifico la coltivazione di frumento e mais, «tra il 2006 e il 2025 la superficie di mais da granella in Italia si è ridotta del 51,2% (-567.000 ha). Il grano duro ha perso il 15,5% in termini di ettari coltivati e il 9,3% come produzione, avendo beneficiato di un marginale incremento della produttività del 7,4% nel ventennio considerato».
«Per il frumento tenero ci sono solo segni negativi: -12,3% per la superficie, -21,4% per la produzione e -10,4% per la resa».
«La minore offerta di origine nazionale è stata rimpiazzata dalle importazioni. Nel 2025, informa Istat, gli acquisti di frumento si sono attestati su 97 milioni di quintali, rispetto alla produzione nazionale pari a 59,5 milioni. Nello stesso intervallo di tempo le importazioni di mais da granella sono aumentate da 20 a 70 milioni di quintali e oggi superano nettamente l’offerta interna».
Per quanto riguarda invece le coltivazioni fruttifere, «l’indagine Istat considera 14 diverse tipologie di produzione (arancia, mela, pesca, pera, kiwi, ecc.). Di queste, 11 hanno registrato una diminuzione della capacità produttiva e solo in tre casi si è verificato un incremento (mela, clementina e kiwi). Particolarmente accentuata è la contrazione produttiva per le pere».
In sintesi, registrano una maggiore contrazione produttiva la coltivazione di pere (-60,6% della produzione); mais da granella (-51,2% della superficie coltivata); nettarine (-43,5% della produzione); pesche (-31,9% della produzione); olive (-27,2% della produzione); frumento tenero (-21,4% della produzione); frumento duro (-9,3% della produzione). In calo anche produzioni zootecniche come quella degli ovicaprini (-69,1% di macellazioni) e dei bovini (-39,8% di macellazioni).
1 Numeri in calo da vent’anni per l’agricoltura italiana, Ermanno Comegna, «L’Informatore Agrario» 24/2026.
